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Ju jutsu

Ju jutsu

Volendo risalire alle più lontane origini del Ju jutsu, si sa che gli antenati delle ere Jomon e Yayoi, che vanno dal 5000 ac fino al 2° secolo dc, usavano combattere uomo-contro-uomo adoperando le tecniche più elementari quali quelle del lottare corpo-a-corpo, calciare, stringere, soffocare, disarticolare, nell'intento di aver ragione dell'avversario. Nelle epoche successive quando il Giappone si da un regime più aggiornato nell'evolversi dei tempi, nel periodo in cui la capitale dello stato era a Nara, tre arti marziali assurgono al grado di manifestazioni cerimoniali: il Kyu (tiro con l'arco), il kishi (tiro con l'arco a cavallo), e il sumo (lotta corpo-a-corpo); ma la mancanza di unità del paese e le frequenti lotte intestine, stimolavano l'interesse alla pratica applicazione di metodi di combattimento che presero il nome di arti marziali. La lotta corpo-a-corpo (sumo), da espressione rituale divenne arte marziale grazie all'impiego che molti guerrieri (Samurai) ne fecero in occasione della vittoria conseguita da Sakenoue-no-Tamuramaro contro i nemici in campo. I lottatori di sumo di quel tempo lottavano completamente vestiti. Dopo che la capitale da Nara fu trasferita a Heian (l'attuale Kyoto), le Casate Genji e Heike si combatterono aspramente per la supremazia. Le arti militari dello Yoroi-gumi-uchi (yoroi=protezione - combattimento con rivestimenti protettivi) e del Katchu-gumi-uchi (katchu=corazza, armatura - combattimento con armatura) furono sostanzialmente organizzati e perfezionati durante il periodo in cui il governo militare risiedeva a Kamakura. La nobiltà guerriera regnò pressoché incontrastata durante il dominio delle signorie dei Muromachi e dei Sengoku, e non esisteva alcuna stabilità sociale in quanto i potenti si contendevano il predominio. Intanto i Samurai e la borghesia disarmata, che avevano dapprima cominciato a studiare le arti marziali, svilupparono gli stili Kogusoku e Koshi-no-mawari del Ju-jutsu. Dal periodo Azu-Chi al Momoyama si diffusero le forme rituali del sumo ed apparve la moderna tendenza di combattere nudi. Una profonda differenziazione negli stili di combattimento valse a separare nettamente il Sumo dal Ju-jutsu. Lo stile più antico che si conosca è il Takeuchi-ryu creato da Hisamori Takeuchi nel 1532 a Sakushu. Tecnicamente la Takeuchi-ryu diede molta importanza alla immobilizzazione dell'avversario. Durante il periodo di pace detta Toyotomi (1582-1589) alla corte dello Shogun si disputarono competizioni pubbliche di Ju-jutsu chiamate Gozen-jiai. In questo periodo gli stili prevalenti del ju-jutsu erano il Myura-ryu e il Fukuno-ryu. Nel 1650, nella località Kishu della provincia Wakayama, Jushin Sekijuki si accinse a insegnare l'arte dello Yamara e sviluppò i principi formali della caduta (ukemi). Un altro sensibile sviluppo si ebbe nel 17° secolo con la creazione del randori o esercizio libero di combattimento. In questo periodo sorsero scuole popolari di Yawara tra le quali la Tsutsumi Hozan-ryu, la Miura Yoshin-ryu e la Seigo-ryu. Durante gli anni delle intense agitazioni civili dominate dall'aristocrazia guerriera il ju-jutsu dapprima si sviluppò come arte di combattimento in campo aperto, poi come esercizio fisico e morale, ed ebbe il suo periodo d'oro nell'era Edo (l'attuale Tokyo). Durante questo storico periodo (1604-1867) la classe militare (bushi) controllava la società feudale, quindi come classe élite i samurai furono costretti a svolgere la loro attività verso altre occupazioni dedicandosi in modo particolare alla cultura. Eppure vivendo in pace, ma ricordando la guerra, essi continuarono a studiare le arti marziali.