Kendo

Non vi è nulla di più impressionante di un dojo di
Kendo; grida, urto delle armi, martellamento dei piedi sul pavimento,
creano un'atmosfera molto marziale, tanto più che, a prescindere da
questi rumori, il silenzio è di rigore.
Con l'aiuto di una shinai (sciabola composta da quattro lame di bambù
segate per il lungo) si deve segnare un punto (ippon), cioè colpire con
forza, decisione e grido, una delle parti valide dell'avversario: la
sommità del cranio, entrambe le parti laterali del corpo (fra l'ascella
e la vita), entrambi gli avambracci (fra il polso ed il terzo inferiore
dell'avambraccio) e infine, la parte anteriore del collo. La shinai
viene impugnata con entrambe le mani ed il colpo, per essere valido,
deve essere tale che se fosse stato inferto con una vera arma, esso
avrebbe procurato la morte o una definitiva messa fuori combattimento.
Questo è lo spirito del Kendo; il colpo deve essere decisivo, ecco un
esempio: l'arbitro concederà molto meno facilmente l'ippon sul polso
sinistro che su quello destro, perchè un uomo, con il polso sinistro
tagliato, con la mano destra può mettere ancora fuori combattimento il
suo avversario.
