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Il Giappone

Il Giappone Il Giappone

Il Giappone è costituito da quattro isole principali (Honshu, Shikoku, Kyushu e Hokkaido) e da una miriade di isolette. L’arcipelago si stende come un arco per 2.400 Km. da nord a sud al largo della costa orientale del continente asiatico e la sua superficie copre circa 400.000 Kmq. Le isole giapponesi sono situate nella zona temperata. Il clima è generalmente dolce e le quattro stagioni sono nettamente distinte. L’estate, calda e umida, ha inizio dopo la stagione delle piogge che dura circa quattro settimane a cominciare dal mese di Giugno. Se si eccettua il Giappone settentrionale, l’inverno è generalmente mite, con molti giorni di sole. La primavera e l’autunno sono le stagioni migliori con la temperatura piacevole e sole luminoso. La primavera fa rifiorire i sakura, mentre nei mesi autunnali, tutta la campagna si riveste di ogni varietà di colore. Le piogge abbondanti ed il clima temperato fanno sorgere una vegetazione lussureggiante. Le montagne poi appaiono ovunque, poiché rappresentano l’85% della superficie totale del Giappone. Fra queste, la più alta è il monte Fuji, il cui cono perfetto raggiunge i 3.776 metri.

La storia del Giappone consiste in una sorprendente serie di sovvertimenti e di continuità. I due mutamenti più importanti si sono verificati negli ultimi cento anni, nel 1868 e nel 1945. Gli antenati dei giapponesi appartengono ad un gruppo etnico, noto come razza Yamato, che ha man mano affermato il suo predominio sulle tribù ed i clan in tre o quattro secoli. I capi Yamato vengono generalmente considerati gli antenati della famiglia imperiale giapponese. Alla fine del IV secolo furono stabiliti dei contatti fra il Giappone e i regni della penisola coreana. In questi tempi in Giappone attinse dalla Corea e dalla Cina mestieri, arti e cognizioni che costituirono le basi su cui sorse gradualmente la sua cultura. Adottata la scrittura cinese, i giapponesi conobbero attraverso questa i rudimenti della medicina, i segreti del calendario e del’astronomia ed il Confucianesimo. Nel 538 giunse in Giappone dal’India anche il Buddismo. All’inizio del’VIII secolo la prima capitale permanente fu stabilita a Nara in cui risiedette, dal 710 al 794, la famiglia imperiale. Nel 784 fu costruita a Kyoto un’altra capitale, e là rimase per circa un millennio. Il trasferimento della capitale a Kyoto segnò l’inizio del periodo Heian, protratosi fino al 1192, il quale coincise con una grande fioritura artistica. La vita nella capitale era elegante e raffinata. L’autorità della Corte però diventava sempre più labile sui clan più bellicosi. Le redini del potere che le sfuggivano diventavano la posta della lotta fra due famiglie rivali, i Minamoto ed i Taira. Questo lungo susseguirsi di battaglie vide la vittoria dei Minamoto che distrussero il clan rivale dei Taira nella battaglia di Dannoura del 1185 nel Mar Interno. La vittoria dei Minamoto segnò il declino del potere imperiale e l’inizio di sette secoli di feudalesimo in cui il potere fu assicurato dalla successione degli Shogun, o capi militari. Nel 1192, Yoritomo, capo della famiglia Minamoto, stabilì lo Shogunato a Kamakura, non lontano dal’odierna Tokyo, per reazione contro l’amore di Kyoto per il culto delle arti pacifiche. Lo Shogun incoraggiò l’austerità e l’addestramento militare. Mentre il periodo precedente, quello di Heian, aveva conosciuto uno sviluppo artistico, quello di Kamakura, come è chiamata l’epoca dello Shogunato, vide il trionfo del Bushido, il codice cavalleresco dei Samurai. I Minamoto ebbero come successori gli Hojo, la famiglia della moglie di Yoritomo che mantennero il governo militare a Kamakura fino al 1333, quando il potere imperiale fu ripristinato ancora una volta. Ma la restaurazione ebbe vita breve. Un nuovo governo militare fu ben presto creato dagli Ashikaga, a Muromachi, Kyoto. Il periodo Muromachi durò più di due secoli, dal 1333 al 1573. Ancora una volta la storia mutò il suo corso e si passò dalle discipline spartane del periodo Kamakura ad un genere di vita in cui le norme del Bushido trovarono espressione nelle attività estetiche e religiose e impressero un carattere indelebile alle arti nazionali. Dopo due secoli di dominio, lo Shogunato di Muromachi cadde in preda alle rivalità dei clan antagonisti. Verso la fine del XVI secolo, il Giappone fu lacerato dalle guerre civili. L’ordine fu finalmente ristabilito dal grande generale Hideyoshi nel 1590. La sua opera per la pacificazione e l’unificazione del paese fu consolidata da Ieyasu Tokugawa, fondatore dello Shogunato dei Tokugawa. La maggior parte dei più celebri castelli fu costruita in questo periodo di transizione delle guerre civili. Dopo aver saldamente imposto la sua autorità su tutto il paese, Ieasu fondò il suo Shogunato a Edo, come si chiamava Tokyo nel 1603. Per preservare la struttura sociale e politica stabilita, lo Shogunato dei Tokugawa prese nel 1639 l’energica decisione di chiudere le porte del Giappone al mondo esterno. I primi europei erano giunti in Giappone durante il periodo Muromachi. Dei mercanti portoghesi erano sbarcati nel 1543 su un’isoletta a sudovest ed avevano portato le armi da fuoco in Giappone.Qualche anno più tardi furono seguiti da missionari gesuiti guidati da San Francesco Saverio e da un gruppo di spagnoli. Anche mercanti olandesi ed inglesi si erano stabiliti in Giappone. L’arrivo degli europei ebbe una profonda influenza sul Giappone. I missionari operarono numerose conversioni, specie nel sud. Lo Shogunato considerò che le idee europee erano pericolose ed esplosive quanto le armi da fuoco che le accompagnavano. Il Cristianesimo fu quindi posto al bando e lo Shogunato rifiutò l’ingresso nel paese a qualsiasi straniero, con la sola eccezione di alcuni mercanti olandesi e cinesi che furono confinati in un’isoletta presso Nagasaki. Per due secoli e mezzo questa piccola colonia fu l’unico contatto fra il Giappone ed il mondo esterno. Alla fine del XVIII secolo ed all’inizio del XIX, il mondo esterno esercitò pressioni sempre più forti sul Giappone perché aprisse le sue porte. All’interno la rigida struttura politica e sociale creata da Ieyasu cominciava a risentire del’evoluzione dei tempi. Nel 1853, il Commodoro americano Maathew C. Perry penetrò nella rada di Tokyo con una squadra di quattro Black Ships. Ritornò l’anno dopo e convinse i giapponesi a concludere un trattato di amicizia col suo paese, seguito nello stesso anno da altri trattati analoghi con la Russia, la Gran Bretagna ed i Paesi Bassi, che valsero a riportare il Giappone nel consesso delle nazioni. Tali avvenimenti accrebbero la pressione delle correnti sociali e politiche che minavano le fondamenta della struttura feudale. Una confusione che durò per circa un decennio, sinché nel 1867 lo Shogunato dei Tokugawa cadde e la sovranità imperiale fu ristabilita dalla Restaurazione di Meji nel 1868. L’era Meji (1867-1912) rappresenta uno dei più notevoli periodi della storia giapponese. Sotto l’impulso del’imperatore Meji il paese compì in poche decine di anni, quanto l'Europa aveva fatto in parecchi secoli. Nel primo anno del suo regno, l’imperatore Meji trasferì la capitale da Kyoto a Edo, sede del’antico governo feudale. La città fu chiamata Tokyo, cioè capitale del’est. Fu promulgata una costituzione che stabiliva la monarchia costituzionale. Le antiche classi che componevano la società feudale furono soppresse. Prima della fine del XIX secolo, il paese intraprese la guerra Cino-giapponese del 1894-1895 e, dieci anni più tardi, nel 1904-1905 quella contro la Russia. Il Giappone uscì vincitore da queste due guerre che gli permisero di riprendere la regione meridionale di Sakhalin e di conquistare Formosa, la Corea e stabilire speciali interessi in Manciuria. Alla fine del primo conflitto mondiale al quale prese parte in base all’alleanza Anglo-nipponica del 1902, il Giappone fu ammesso nel novero delle grandi potenze mondiali. L’imperatore Taisho successe all’imperatore Meji e, alla sua morte, salì al trono, nel 1926, l’imperatore Hirohito. La nuova era fu detta Showa. Essa ebbe inizio in un’atmosfera ricca di promesse seguite da notevoli avvenimenti interni che portarono prima all’incidente in Cina nel 1937, per giungere poi agli eventi che sfociarono nella guerra del Pacifico del 1941. Nel’agosto 1945, il Giappone capitolò di fronte alle Forze Alleate. Il Maresciallo americano Douglas Mac Arthur stabilì allora il Quartier Generale degli alleati a Tokyo.

Il Giappone riconquistò la sua sovranità nel’aprile 1952.