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Riti

Ikebana

Ikebana, l’arte della disposizione dei fiori.
Per gli ideatori e i cultori del’arte ikebana il fiore acquista un valore umano e nella sua breve esistenza deve essere valorizzato nel modo migliore per onorare la natura del grandioso dono fattoci e per soddisfare lo spirito, rappresentato, nella particolare disposizione, dai tre rami fondamentali con i quali è arrangiato il fiore: il Cielo (Chen), l’Uomo (Jin) e la Terra (Chi).
Di questa arte fanno parte anche le realizzazioni Bon-kei (bon=vassoio; kei=paesaggio) ossia un paesaggio presentato in un vassoio e i famosi Bon-sai (sai piantare) ossia coltivare alberi nani in un vassoio.
 

Chanoyu

Chanoyu, la cerimonia del tè.
Il principio della cerimonia del tè si può riassumere in quattro parole: Wa (armonia), Kei (rispetto), Sei (purezza), Jaku (tranquillità). Wa significa l’armonia tra gli ospiti, tra gli ospiti e il padrone di casa, tra gli oggetti, tra i suoni, tra tutto l’esistente. Kei significa il rispetto, la cortese attenzione verso tutte le persone e gli oggetti, è un sentimento di gratitudine per l’esistenza. Sei significa purezza di tutte le cose, riferendosi sia alla pulizia degli utensili e della stanza come alla purezza e alla bellezza dello spirito. Jaku si riferisce allo stato di serena distensione dello spirito
 

Il teatro Il teatro.
I tre generi di teatro classico sono il NO, il BUNRAKU, o teatro di marionette, ed il KABUKI. Il Nô è una forma drammatica stilizzatissima che un tempo veniva rappresentata solo per le classi superiori. Il Bunraku è uno spettacolo di marionette dal’incirca della statura umana animate da tre burattinai. I drammi del Bunraku sono accompagnati dal suono dello shamisen che ne sottolinea la recitazione. Il Kabuki costituisce la più celebre arte drammatica giapponese, è recitato da soli uomini e conserva gelosamente le più ricche tradizioni del suo passato. E’ rappresentato in modo immutabile da più di duecento anni.
 
Hara-Kiri o Seppuku

Hara-Kiri o Seppuku, il suicidio rituale.
Il suicidio d’onore effettuato mediante il taglio dello stomaco, è stato molto in auge nel lungo periodo feudale che va dal 1190 al 1867, epoca della restaurazione del potere imperiale dopo la rinuncia al potere shogunale del’ultimo dei Tokugawua. Lo Hara-Kiri, pur essendo una forma personale di suicidio, veniva imposto spesso dalle autorità come onorevole ma necessaria punizione per riparare gravi offese o delitti. Esso divenne parte integrante del Bushido, il codice cavalleresco delle classi nobili e guerriere. Uno speciale, minuzioso e preciso cerimoniale precedeva la effettuazione dello Hara-Kiri che si concludeva con la decapitazione del suicida spesso per mano di un amico del suicida stesso.