Michiaku
La parola michiaku, "contatto", non vuol soltanto
significare aderenza, ma indica anche uno stato in cui due corpi restano
in intima unione durante un'azione, di trazione o di spinta, senza che
il ritmo ne sia spezzato.
Ciò vale nel caso, per esempio, in cui desiderate tirare il vostro
avversario per poi spingerlo; il contatto tra il vostro corpo, la vostra
mano ed il corpo del vostro avversario, contatto a cui il judogi fa da
intermediario, deve essere compreso nella vostra azione senza mai
rompersi. Questa continua pressione non vuol dire peraltro forza o
intensità continua.
Si paragona spesso l'azione della proiezione in Judò con la balistica
della fionda: il corpo rappresenta la pietra, il judogi il cuoio. La
pietra è proiettata dalla forza del movimento di trazione senza che il
cuoio si allenti un sol momento prima dell'abbandono finale. Nel judò,
quali che siano le direzioni verso le quali la mano dirige
successivamente il corpo, per metterlo in squilibrio e dopo proiettarlo,
il contatto corpo-mano-tessuto deve essere senza rottura per poter
ottenere la massima efficacia.
Prima di incominciare il kuzushi, è di importanza vitale stabilire il
contatto se non è ancora stato stabilito, e, tra il kuzushi-tsukuri-kake,
il momento più critico è quello del passaggio tsukuri-kake, durante il
quale lo sbaglio abituale è di allentare il contatto per un istante.
Istante che è utilizzato dall'avversario per ritrovare il suo equilibrio
e tornare all'attacco.
Dovete stabilire questo contatto non con un brutale irrigidimento dei
polsi, ma con un'azione dolce e continua. Qualsiasi rigidità o scossa
potrebbe disturbare il ritmo dell'azione e avvertirebbe l'altro: è per
tale ragione che questa azione è stata definita "senza forza nelle
mani".
